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Chemins IIb (nota dell'autore)

Chemins IIb
per orchestra (1970)

Il miglior modo per analizzare e commentare un’opera musicale è sempre stato quello di scriverne un’altra a partire dagli elementi dell'opera originale; essa diventa così l'oggetto di un'esplorazione creativa che ne è al tempo stesso un’analisi, un commento e un’estensione. I commenti più proficui a una sinfonia o ad un’opera sono sempre stati un’altra sinfonia o un’altra opera. In questo senso i miei Chemins, che citano, traducono, espandono e trascrivono le mie Sequenze per strumento solista, ne sono anche le migliori analisi. Essi costituiscono una serie di commenti specifici che contengono in sé, quasi integralmente, oggetto e soggetto del commento: gli Chemins non sono infatti lo spostamento di un objet trouvé in un diverso contesto o la semplice «vestizione» orchestrale di un pezzo solistico (la Sequenza originale) ma, piuttosto, un commento organicamente legato a esso e da esso stesso generato. L’insieme strumentale esplicita e sviluppa processi musicali latenti e compressi nel discorso solistico, in una sorta di amplificazione generale che coinvolge anche i rapporti temporali: talvolta i ruoli si capovolgono ed è la parte solistica che sembra essere generata dal suo stesso commento.
Perché questa insistenza nell’elaborare e trasformare lo stesso materiale? Un tributo, forse, alla convinzione che nulla di ciò che è fatto è, di per sé, mai finito. Anche un «lavoro compiuto» è il rituale o il commento di qualcos’altro fatto prima, di qualcosa che verrà dopo, come una domanda che non provoca una risposta ma un commento, e un’altra domanda...

Chemins II, per viola e nove strumenti, è stato scritto nel 1967 per Walter Trampler. Da quel lavoro sono state sviluppate successivamente altre «soluzioni»: Chemins IIb per orchestra (1970) e Chemins IIc per clarinetto basso e orchestra (1972). Questi tre Chemins sono in relazione tra loro un po’ come gli strati di una cipolla: distinti, separati, ma precisamente delineati uno sull’altro. Ogni strato determina una superficie nuova ma collegata alle altre, mentre ogni strato precedente assume una nuova funzione appena viene ricoperto dal successivo.

Luciano Berio

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