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Danilo Grassi

A Luciano

Il mio ricordo di Luciano Berio è più vivo che mai, è grande almeno quanto il vuoto artistico che ha lasciato in tutti noi.
Uomo non semplice, a volte duro e scorbutico ma capace di trasmettere come pochi altri la sua vera anima attraverso la musica.
Lavorare per molto tempo con lui è stata un’esperienza straordinaria, a volte non facile ma di quelle che segnano per sempre e in positivo la vita di un musicista. Mi ha sempre molto colpito la “facilità” con la quale il maestro immaginava la musica, ad esempio la proposta di aggiungere nuovi suoni e nuovi strumenti ad un pezzo poteva avvenire durante un volo aereo o camminando fra i vigneti di Radicondoli e la conferma arrivava alla prova successiva, tutto era perfettamente inserito nel suono della partitura.
Ricordo che durante un trasferimento in pullman in Messico, poteva nascere la Sequenza per percussione, il maestro mi chiedeva come potessi suonare la marimba ed il vibrafono contemporaneamente e quali soluzioni si potessero trovare con i battenti, ma nello stesso periodo arrivò la commissione di un’opera per il Teatro La Scala e l’idea rimase solo un’idea di viaggio…
Mi piace anche ricordare le esecuzioni di Naturale per viola, percussione e nastro, col maestro si trovava la collocazione delle percussioni sempre fuori scena, come fossero suoni nascosti e nell’aria, di certo non dovevano disturbare la solitudine del cantastorie/pescatore (il violista) sulla scena; non so per quale motivo questa cosa non sia indicata sulla partitura, di certo non riesco ad immaginare questo brano così dolce e intimo in altro modo.
Il grande lavoro su quella straordinaria composizione che è Ofaním, che a partire dal 1988 è durato fino al 2000, le tante esecuzioni in tutto il mondo delle partiture del maestro, la maniacale ricerca del suono mai fine a se stessa e la grande forza emotiva che scaturiva da quella musica, mi spingono oggi a portare avanti e nel tempo ciò che questa musica ha potuto dare a me, comprese “se possibile” le forti emozioni che solo i grandi uomini riescono a dare.
Ancora grazie.

Danilo Grassi
Guardasone, 7 Maggio 2013.